Mercoledì 22 gennaio 2025 la classe 2D del plesso di Valchiusa è andata all’RSA San Domenico, una casa di riposo molto vicina a noi per il progetto di Service Learning. L’obiettivo della visita era cantare e suonare le canzoni che durante questi mesi a scuola abbiamo imparato nelle ore di musica, come Volare, Il mattino e We shall overcome.
La giornata era grigia e tremendamente piovosa, ma una volta entrati le condizioni atmosferiche non ci interessavano più, siamo stati subito accolti da Chiara, un’operatrice del posto che è stata molto gentile e ci ha accolto calorosamente.
Abbiamo notato immediatamente questo grande giardino da cui si vedeva Pescia dall’alto. C’erano due edifici e una casetta che sembrava un po’ uno chalet di montagna, mentre l’edificio sulla destra ci ricordava tanto l’esterno della nostra scuola. Una volta entrati siamo saliti al primo piano in una sala molto grande con poltrone, sedie, tavoli e una televisione accesa a cui nessuno sembrava prestare attenzione.
Inizialmente le sensazioni che abbiamo provato erano un po’ strane da decodificare, in quanto ci siamo trovati catapultati in mezzo a tutte queste persone anziane che avevano un po’ lo sguardo perso nel vuoto. Abbiamo notato subito un signore che leggeva il giornale non solo con gli occhiali, ma anche con una enorme lente d’ingrandimento, c’era poi anche una signora che stava seduta sulla sedia a rotelle ma non riusciva bene a stare diritta, c’era chi sfogliava riviste e chi bisticciava con il compagno accanto.
Ci sentivamo un po’ a disagio, in imbarazzo, ma anche emozionati per ciò che stavamo facendo: donare a queste persone un’ora di svago con delle canzoni che sicuramente nel corso della loro vita hanno sentito e cantato.
Abbiamo posizionato i leggii con i testi e non appena abbiamo iniziato a suonare qualcosa è cambiato nell’aria: all’inizio nessuno ci calcolava ma poi hanno iniziato a guardarci con aria stupefatta e interessata. C’è chi ha iniziato ad applaudire, chi ha cantato con noi e chi addirittura ha chiesto il bis. Dopo la prima stanza al primo piano, siamo saliti al secondo e abbiamo replicato lo spettacolo e così anche nell’ultima stanza, quella piccola casetta che ci ricordava lo chalet di montagna. Lì gli ospiti erano più giovani e hanno interagito di più con noi.
E’ stata un’esperienza particolare e interessante. Soprattutto fa molto riflettere sul fatto che questo tipo di vicende sono quelle che non si possono vivere attraverso i social e questa è stata una lezione di grande importanza soprattutto oggi, che si pensa di poter vivere la vita davanti ad uno schermo.
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